La rabbia sale, a che pro l’impegno civile?
Gli scritti di Franchino Filippini «Lago Ritom l’altra faccia della medaglia» e di Donatello Poggi «Avanti il prossimo», pubblicati lunedì 22 aprile 2013 sul Giornale del Popolo, ci fanno sentire in buona compagnia e ci inducono a esternare delusione e rabbia per la disonestà e l’insensibilità politica di tutti gli ordini di Autorità del Cantone Ticino, eccetto quelle ecclesiastiche.
Le autorità biaschesi, Municipio in primis, a partire dal 2002, stanno difendendo a spada tratta un loro clamoroso errore di disparità di trattamento che ha portato all’ordine di demolizione per la cascina ormai più famosa di tutta la Svizzera, senza che contro la proprietaria vi sia stata una delazione.
Ciò è avvenuto passando bellamente davanti (intendiamo lungo la stessa strada) a diversi altri interventi abusivi coevi, postumi, mentre quelli attuali sono meno in vista. Annotiamo che, per il caso in questione, il Municipio ha rilasciato un permesso illegale, come molti altri del resto, e che il Comune di Biasca è totalmente allo sbaraglio per quanto riguarda la gestione del patrimonio rurale fuori zona. Affari anche nostri, in quanto biaschesi, che ci potrebbero anche star bene, purché non si infierisca su un solo caso, ormai assurto a capro espiatorio di tutti gli intrallazzi (leggi occhi e orecchie tappate, multe a chi fa comodo, demolizioni e prescrizioni insensate), compiuti in Ticino (Dipartimento del Territorio) in oltre trent’anni di pressappochismo nella gestione dell’edilizia fuori zona, durante i quali non si è stati capaci di far capire a Berna che le peculiarità del Ticino non hanno riscontro in altri Cantoni.
È mai possibile che dal settembre 2009 ad oggi, da quando cioè siamo saliti sulle barricate per denunciare un’inconfutabile quanto grave ingiustizia, non ci sia stata un’occasione di guardarsi allo specchio per procedere a un esame di coscienza? Dobbiamo ancora ripetere, per la millesima volta, le stesse cose? Parrebbe di sì, visto che molte persone ci fanno i complimenti, grazie ai tranquillizzanti titoli di stampa, perché la battaglia è vinta. Magari! Siamo peggio che ai piedi della scala!
E allora torniamo a ripetere:
1. Che prima di voler demolire quella cascina, entro luglio 2013 come si vorrebbe, andrebbero chiarite le responsabilità delle autorità. Contro il Municipio di Biasca pendono anche segnalazioni al Ministero Pubblico.
2. Che il Consiglio di Stato non ha degnato di un cenno 4’592 firme, per una moratoria-sanatoria, promossa da «cascine e stalle», volta a tracciare una riga sul passato e a ripartire col piede giusto con la nuova legge. È stata sottoscritta anche dal Vescovo, Monsignor Grampa, che pure si è indignato su questo giornale per il fatto che si voglia lasciar crollare una parte del patrimonio rurale.
3. Che mentre il Tram, per la cascina in questione, sentenzia che nell’illegalità non c’è parità, chiude gli occhi su un dossier che illustra gli abusi citati più sopra.
4. Che il Gran Consiglio ignora tale dossier, inviato a tutti i suoi membri per giustificare la moratoria, e inizia parlare di mea culpa e della necessità di una sanatoria proprio durante la seduta (28.6.2012) in cui vota l’articolo di legge (ricatto di Berna sottoscritto da Borradori, anche se un po’ addolcito da un emendamento), che contempla la rimozione degli interventi abusivi. Alzi la mano quel deputato che ha avuto un pensiero verso quei proprietari, fra cui parecchi padri di famiglia, che hanno investito passione, sudore e soldi, per sistemare la cascina degli avi, con il tacito consenso delle autorità, e che, senza una sanatoria, se è vero che la legge è uguale per tutti e che i nodi vengono al pettine quando c’è il pettine, ora possono solo attendere le ruspe.
Altro che esserci «del marcio in Danimarca» come afferma Franchino Filippini! C’è fetore nauseabondo di cancrena profonda, e come non sottoscrivere le parole di Donatello Poggi: «troppe volte “il metterci la faccia” non basta in questo Cantone, dove regna la disinformazione, contano più “gli amici degli amici o le telefonate giuste al momento giusto” che non l’impegno politico vero e proprio».
Domenica prossima 28 aprile, Armando Rodoni, padre della proprietaria della cascina incriminata, compirà 98 anni. Auguri! È stato lui il primo a darsi da fare, rivolgendosi all’allora presidente della Confederazione Hans Rudolf Merz, inoltrando una denuncia alla Corte europea dei diritti dell’uomo e poi andando in TV (Patti chiari 4.12.09) a chiedere BUON SENSO, GIUSTIZIA, UGUALIANZA!
Un bel regalo di compleanno per il Mandi potrebbe essere un grido sostenuto di indignazione, verso questo modo di procedere delle nostre autorità, da parte di tutti coloro che sanno ancora dove stia di casa il buon senso!
Alda Fogliani-Delmuè
Biasca, 23 aprile 2013

Qui vi è ben altro da demolire!
-
-
-
Ecco il risultato che vogliono i “talebani” del territorio. Gente che non ha nessun amore per il loro Paese o semplicemente non lo conoscono nemmeno. Valori immensi sono persi per sempre, fatiche immani di eserciti di padri, madri, nonne, nonni, avi vanificato cancellato!
-
-
-
-
-
-
-
-